Antonio Marras
Lirico Pretesto
World première – 28 ottobre 2018

Un video di Mumon – regia montaggio e riprese Riccardo pauzzo
Sound Design e riprese di Albrto Danelli
Post produzione video e grafiche di Giorgia Borroni
Produzione e riprese di Olivi Demuro
A cura di Francesco Maggiore
Un’onirica sfilata dello stilista Antonio Marras ha trasformato il cantiere del Teatro Lirico di Milano in una felliniana scenografia animata non solo da modelle e modelli, ma anche da trapezisti, suonatori di banda, danzatori e performer.
Le riprese documentano antefatti, svelano aneddoti e raccontano lo sviluppo di questa esperienza compiuta tra ponteggi, operai al lavoro, trapani, martelli e lavorazioni edili.

La sfilata (moda primavera/estate 2018) è stata resa possibile grazie al programma “Cantiere-evento” ideato dalla Fondazione Dioguardi e dalla Garibaldi-Fragasso per accompagnare il restauro del teatro con eventi artisti e culturali rivolti alla città e accessibili ai cittadini.

Marras’s performance: Milano Fashion Week 2018

Antonio Marras, colui che abita l’arte in modo poliedrico e multiforme.

Stilista, costumista e artista la sua produzione è straordinaria e molteplice, piena di ossimori e contrasti, carica e sfaccettata, ricolma di contraddizioni.

Si consacra alla moda a partire dal 1996, anno del suo debutto sulla passerelle dall’Alta Moda a Roma e nel 1998 disegna Sans Titre, etichetta che presenta solo camicie bianche.
La prima collezione di prêt-à-porter donna con il suo nome sfila a Milano nel 1999 seguita da quella uomo nel 2002.
Nel 2003 viene nominato direttore artistico di Kenzo.
Marras fa parte del mondo della moda in una maniera tutta sua, lontana dagli stereotipi del fashion system, bensì impregnando di poesia ogni creazione nata dalla sua matita, contaminandola con la letteratura, l’arte, il teatro, la musica.
Il risultato delle sue creazioni è sempre suggestivo e strabiliante, soprattutto se visto all’interno delle performance durante le quali, in occasione delle settimane della moda milanese, vengono presentate le sue collezioni.

Nel 2011, anno in cui termina la sua collaborazione con la maison Kenzo, viene chiamato ad esporre alla Biennale d’Arte di Venezia e nel 2016 vine consacrato come artista grazie alla retrospettiva a lui dedicata alla Triennale di Milano.

Il titolo della Mostra cita Plinio: “Nulla dies sine linea”. Nessun giorno senza una matita in mano e senza tracciare una linea… La mia fantasia è sempre stata caoticamente affollata. 

Mi sono più volte domandata quali potessero essere gli artisti che maggiormente abbiano colpito il suo ricco immaginario. 
Forse il poliedrico Burri, in cui convivevano il medico chirurgo e l’artista mai stanco di sperimentare? 
Forse l’art brut di Dubuffet o la delicatezza cromatica e la drammaticità espressiva degli acquerelli di Marlene Dumas?

Quella di Marras è una necessità. L’urgenza di tradurre in segno quel che c’è intorno e dentro di me, nel tempo, si è fatta sempre più pressante. Come se avessi qualcosa che vuol venir fuori e non riesco ad arginare. Cerco di vedere nelle cose ciò che non si vede, ciò che è nascosto. Tendo a captare, fissare tratti, pennellate.

Marras rivela il suo primo approccio con l’arte: quel taglio di Lucio Fontana che catturò la sua attenzione di alunno distratto durante una gita scolastica. E a quella tela bianca squarciata che lo sconvolse.

Marras ascolta e cerca di capire se gli oggetti hanno qualcosa da dire, me lo ha insegnato l’artista Maria Lai. Come le bottiglie e le nature morte di Morandi, che raccontano case e momenti di vita. 

Ed ecco che rivela un’anima aspirante minimalista che mi spiazza e lascia che la mia mente continui ad esplorare ripercorrendo a ritroso un fil rouge sensazionale, accumulando immagini e contaminazioni tra le diverse discipline dall’arte.
D’altronde lo sapevo. Sapevo di non poter etichettare questo artista, affibbiargli questa o quella corrente e chiudere pacificamente il mio portatile.
Il Cinema Anteo, presso cui viene prestata la proiezioni in occasione del Milano Film Festival, che venne progettato nel  1938  dall’architetto  Renzo  Gerla  e  assegnato  alla  Giovane  Italia  per  le  attività della compagnia teatrale “Eleonora Duse”, divenne la Casa del Fascio Gabriele D’Annunzio, durante il Ventennio e la seconda guerra mondiale, ma divenne luogo di riunione del Pci di Togliatti immediatamente dopo la liberazione.
Forse neanche questo particolare aspetto è stato lasciato al caso in quanto, nelle mie ricerche mi sono imbattuta in questo ‘virgolettato’ di Marras che, purtroppo, non ha perso la sua attualità.
“Odio gli indifferenti e odio chi non parteggia, io sono un partigiano”. Questa frase di Antonio Gramsci viene usata nella collezione uomo 2003-2004.
“Tutto è politica. Come potrebbe non esserlo? Il mondo e la vita non possono non influenzare il nostro lavoro. E dico nostro perché il mio lavoro, fare stracci, è come quello di tanti altri. Chi si occupa di moda, dallo chiffon al cachemire, fino alla grandezza del pois, non si può isolare. Non si deve pensare di vivere all’interno di una gabbia dorata”. Il racconto si ferma. “Dovremmo guardare il mondo con altri occhi”, sussurra, “solo la bellezza potrà salvare il mondo”.