Casula e l’eccentrico uomo-macchina: la forza dei disegni ambigui per scelta

“I computer sono inutili. Essi possono dare solo risposte”. Capovolgendo, con fare dadaista, questa affermazione di Pablo Picasso, il lavoro dell’artista cagliaritano Tonino Casula mira, attraverso un uso eccentrico e non convenzionale del computer, a creare immagini che, proprio in virtù dell’assenza di un’intenzionalità genitrice, propongono interrogativi continui. Domani, 24 giugno, Casula compie 88 anni.

Artista e pittore elettronico (nella foto), protagonista sin dalle origini della sperimentazione video italiana contemporanea, Casula inizia prestissimo la sua attività. Dapprima partecipa come pittore a mostre collettive in Italia e all’estero, aderendo a diversi movimenti tra cui il Gruppo Transazionale. Successivamente orienta la sua produzione verso sperimentazioni affini all’optical art, per poi approdare all’arte digitale.

Lo storico d’arte Corrado Maltese ha riconosciuto nel lavoro di questo artista un principio di astrazione geometrica volto all’individuazione di “varie forme percepibili e suscettibili di produrre otticamente indeterminatezza, inganno e ambiguità”.

L’interesse di Casula per le teorie della percezione, rimasto costante nel corso degli anni, è strettamente legato ad un disturbo della vista congenito, risolto all’età di 33 anni, che ha fortemente condizionato il suo approccio cognitivo. Come lo stesso Casula ha più volte raccontato, guarire dal suo stato di quasi cecità è stato come “venire al mondo due volte”. In età adulta ha imparato a vedere, conoscere e riconoscere gli oggetti nello spazio, formare il proprio sguardo costruendo quella rete di simboli e di segni che prima riusciva a cogliere solo in piccola parte.

Il lavoro sviluppato sulle immagini è divenuto, nel corso delle sue continue sperimentazioni, sempre più immateriale; volto ad una sintesi anima-computer, uomo-tecnologia di raro equilibrio formale e contenutistico.

Nel 1988, dopo aver abbandonato la pittura, realizza le sue prime opere computergraphics e nel 1990 inizia ad elaborare le diafanie: immagini prodotte al computer, fotografate come appaiono sul monitor e proiettate in forma di diapositive, una tecnologia volutamente obsoleta, in antitesi con la macchina che ha generato le immagini stesse.
Nelle diafanie, è il valore estetico a emergere. L’osservatore non è tenuto a seguire una storia, anzi, è libero di inventarla a seconda della carica evocativa che attribuisce alle immagini, senza sentirsi costretto all’interno di una logica narrativa.

Dalla seconda metà degli anni ’90 si dedica invece ai cortonici 2D, 3D, Stereo (visibili sul canale YouTube dell’artista: https://www.youtube.com/user/toninocasula). In queste opere centrale è il tema della complessità e la potenza del programma che utilizza ne è dimostrazione. Casula ne fa un uso libero, inconsueto ed incoerente. In un interrogatorio continuo tra uomo e macchina sottopone input al computer che li rielabora, cogliendo sovente di sorpresa l’artista stesso e dando vita a creature che, per quanto volutamente aniconiche, risultano tuttavia metafore della realtà.

Nei cortronici il legame con la musica si fa puntuale e fondante: la volontà non è però quella di un’esatta corrispondenza tra immagine e suono, bensì quella di verificare se e come i vari linguaggi concorrenti (visivo, musicale, talvolta letterario e teatrale) riescano a coesistere in una struttura complessa non ancora condizionata da convenzioni linguistiche.

Grazie ad una sensibilità diversa e ad un’operatività non lineare, mobile e discontinua Casula ci accompagna in un percorso di esplorazione degli aspetti psicologici della percezione. Il suo lavoro, che indaga i molteplici parametri tecnici e simbolici di questo nuovo mezzo, contribuisce all’individuazione di diverse ipotesi di lavoro nonché alla definizione stessa di arte elettronica.

Biografia essenziale dell’artista

Nel 1958 partecipa al Gruppo ’58 di Cagliari (di cui fanno parte, tra gli altri, Mauro Staccioli e Gaetano Brundu).
Dal 1963 comincia a interessarsi di percettologia e di psicologia – gestaltica prima e transazionale poi – orientando la sua produzione artistica verso sperimentazioni affini alla Optical art di quegli anni.
All’inizio del 1966 è tra i fondatori e animatori del Gruppo Transazionale di Cagliari, sotto la guida di Corrado Maltese (docente all’Università di Cagliari dal ’57 al ’69).
Ha collaborato con riviste (Rinascita Sarda) e giornali (Unione Sarda), realizzato programmi radiofonici (per la Rai: Il frullarte, Con la colla e col coltello, Cioè, Bloc notes; per Radio 24 ore: Arte 24), e televisivi (per la Rai: Made in Sardinia, Classidra, L’altro occhio di Polifemo), oltre a documentari e interviste ad artisti e storici dell’arte (tra cui Gaetano Brundu, Aldo Contini, Gillo Dorfles, Maria Lai, Ermanno Leinardi, Angelo Liberati, Costantino Nivola, Rosanna Rossi, Giò Pomodoro, Pinuccio Sciola, Marisa Volpi).
Nel 2013 è in Argentina per un incontro (a cura dell’Istituto Italiano di Cultura) con studenti e professori della ‘Facultad de Artes’ Unc di Còrdova. Ha pubblicato saggi di divulgazione e didattica (Einaudi 1977-1991)