Le geometrie immortali di Leinardi, un’ellisse basta a raccontare il genio.

Tredici anni fa ci lasciava Ermanno Leinardi, artista sardo la cui opera continua a raccontare di sé, in un giocoso contrappunto tra composta raffinatezza e guizzante vivacità. L’intuizione alla base della sua pittura è quella di svolgere uno studio approfondito del segno in relazione agli inganni percettivi generati dalla prospettiva o, più generalmente, dallo spazio della tela stessa. Il suo lavoro si nutre, ed al contempo alimenta, le ricerche spaziali e minimali degli anni Sessanta, prendendo però le distanze dall’optical art: Leinardi stesso dichiara di non aver mai seguito regole aritmetiche o matematiche, mantenendo attiva una dialogica ricerca di equilibrio e di relazione tra concettuale e visivo.

Se da un lato egli rinnega un approccio distaccato e programmato, dall’altro la sua opera è il risultato di una personale rielaborazione e sintesi di diverse esperienze artistiche dirompenti e rivoluzionarie. Dall’astrattismo geometrico del pittore olandese Piet Mondrian, all’informale segnico dell’italiano Giuseppe Capogrossi, l’opera di Leinardi è un punto di incontro tra l’arte connotata da grandi e rigorose campiture di colore, e quella che invece si avvale di forme, quali sineddoche del mondo reale, al fine di esplorare le innumerevoli possibilità di effetti visivi e percettori ottenuti dall’accostamento di colori ed elementi.

Egli approccia una nuova concezione segnica, impiegando prevalentemente entità grafiche, simboli del tutto astratti e sprovvisti di un significato evidente, lontani da ogni riferimento di carattere naturalistico, mettendo in evidenza l’instabilità e l’ambiguità di quelle forme che la pittura convenzionale reputa perlopiù statiche.

Proprio per il carattere di ricerca e di sperimentazione del suo lavoro è particolarmente significativa la sua adesione al Gruppo Transazionale che fonda nel 1966 insieme a Tonino Casula, Ugo Ugo e Italo Utzeri. “Un quadro è il prodotto di varie transazioni che fanno procedere l’artista durante la sua esperienza. Un’opera transazionale è un’opera in divenire. Essa ha in sé la possibilità di far vivere altre opere. In definitiva non è un’opera chiusa ma risulta un’opera aperta ad innovazioni e a nuove esperienze. Se si è fedeli a questo comportamento nel tempo che trascorre in maniera sempre più veloce, a seconda della nostra età, le opere che testimonieranno del nostro lavoro, saranno come i capitoli di un libro in cui resta traccia del nostro operato (Ermanno Leinardi estratto da un testo delle lezioni di Treviri)”.

Elemento distintivo della sua produzione è l’ellisse: forma chiusa, origine e punto di arrivo, che Leinardi fa rotolare in un universo d’arte e di pensiero. “Nel ’64 facevo tondi monotipati. Però il tondo non si muoveva da un punto di vista dinamico. Allora l’ho tagliato al centro, ho tolto la parte interna e ho creato una relazione con l’esterno. E il tondo ha cominciato a vibrare. Il mio segno non è nato da un ready made, dall’aver preso una lettera dell’alfabeto, o dalla geometria. Nel ’67 feci il primo quadro con l’ellisse.”

Questa forma archetipica racconta, con leggerezza, l’instancabile ripetitività del tempo e dei gesti in un microcosmo caotico intrappolato da margini, confini, linee, tracciati orizzontali e verticali. Un modulo elementare che, isolato, ripetuto e moltiplicato, è destinato a creare una scansione spaziale, attraverso il suo contrappuntarsi con l’ambiente, interno o esterno, che lo ospita.
Tra razionalità e fantasia, tra calcolo e casualità, l’inganno percettivo alla base del percorso di Leinardi mette in discussione teorie e risultati per dare spazio alla creatività in un gioco di equilibri instabili e di spazi ambigui capaci di generare una sublime geometria del colore. “Si può discutere all’infinito sul significato simbolico o sul contenuto semantico dei pochi segni che ricorrono, costanti, nelle opere di Leinardi: il fatto importante è che il segno sia anche, e simultaneamente, simbolo e oggetto, e si qualifichi, a parità di valore, come fatto grafico, coloristico, plastico (Giulio Carlo Argan – 1969)”.

Biografia essenziale dell’artista

Ermanno Leinardi (1933 – 2006) all’età di ventitre anni, partecipa alla sua prima mostra collettiva, a Nuoro. A partire dal 1960 la sua ricerca pittorica, inizialmente più vicina all’espressionismo, viene influenzata dalla optical art e dall’arte minimale. E’ del 1961 la sua prima mostra personale a Cagliari con presentazione di Mauro Manca: le opere astratto-geometriche suscitano grande interesse tra il pubblico e la critica. Dopo aver partecipato alla IX Quadriennale d’Arte di Roma fonda, nel 1966, il Gruppo Transazionale insieme a Tonino Casula, Ugo Ugo e Italo Utzeri.
Seguono numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, tra cui, nel 1969, la sua prima personale romana, presentata dal critico Carlo Argan (che sarà riproposta a Parigi, presso il Centre Co.Mo.). Nel 1978 realizza, su commissione del Comune di Termoli, una struttura ludica per il parco comunale, composta da grandi “O” colorate. Impegnato per gran parte della sua vita nell’attività di docente, la sua passione per la divulgazione dell’arte astratta e concreta in Sardegna lo vede protagonista nella realizzazione del Museo civico d’arte contemporanea di Calasetta, di cui è direttore artistico e al quale ha donato parte della sua collezione privata.