Mario Merz ‘Igloos’
25 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
A cura di Vincet Todolì in collaborazione con Fondazione Merz

A cinquant’anni dalla creazione del primo IGLOO, questa grande mostra (la più ampia mai realizzata dedicata a queste specifiche opere) pone il visitatore a centro di una costellazione di oltre trenta entità disposte in nuclei che seguono un ordine cronologico, partendo dai primi igloo concepiti negli anni ’60, quelli degli anni ’70 sino all’evoluzione degli anni ’80 e ’90, periodo in cui divengono più complessi, si raddoppiano, triplicano, si intersecano.

Queste opere, riconducibili visivamente a primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo. Metafore delle relazioni tra interno / esterno, spazio fisico / spazio concettuale, individualità / collettività, la delicata precarietà di queste installazioni assume una forte valenza simbolica.

La mostra si espande negli spazi delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca, assuma come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merz curata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento “al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo”, come afferma Szeemann, L’esposizione in Pirelli HangarBicocca è un’occasione unica per rivivere quell’esperienza (ora estesa da 17 a più di 30 igloo), presentata da uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra (V. Todolì)

Volendo sintetizzare un percorso ricco di ombre e di luci, di stupore e riflessione eleggerò , tra le opere in mostra, quegli igloos secondo me più rappresentativi di un decennio:

ANNI ’60

Acqua scivola, 1969

Realizzata per la mostra personale alla Galleria Attico di Roma nel 1969 l’opera è stata più volte replicata dall’artista utilizzando materiali trovati in loco.

Si tratta del primo Igloo composto in vetri che, grazie alla loro trasparenza, forniscono all’artista una visione ancora più complessa del suo lavoro ponendo in maggiore evidenza la relazione tra interno ed esterno ed il rapporto dell’igloo con lo spazio circostante.

Il vetro riflette la luce e lo spazio, in particolare i vetri rotti, tenuti insieme dal mastice modellato a mano, offrono un senso di precarietà stabile.

ANNI ’70

If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent, 1978

Altro aspetto cruciale della poetica di Merz sono il linguaggio e la parola scritta.

Quest’opera è emblematica dell’interesse dell’artista per la poesia e la letteratura, in particolare rivolta all’opera di Ezra Pound. Il verso proviene dai Canti Pisani., scritti nel 1945 durante il periodo di prigionia del poeta a Pisa.

La scritta, realizzata con il neon, replica la calligrafia dell’artista e corre lungo tutta la circonferenza dell’igloo, rivestito da una rete metallica che lascia intravedere lo spazio interno.

ANNI ’80

Accedendo alla Navata il primo igloo che incontriamo è La goccia d’acqua, 1987: il più grande mai realizzato per uno spazio interno, di dieci metri di diametro, presentato in occasione della sua mostra personale al CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux.

A rendere ancora più imponente l’opera è un tavolo triangolare lungo 26 metri che interseca l’igloo da una parte all’altra, al cui vertice è fissato un rubinetto dal quale gocciola dell’acqua in un secchio.

ANNI ’90

Le case girano introno a noi o noi giriamo intorno alle case? 1994

Questo igloo in metallo e vetro poggia sopra lastre di pietra rettangolari poste a terra a formare un cerchio.
Su ognuna delle lastre sono adagiate le parole al neon, rosso, che compongono l’interrogativo titolo dell’opera.

All’interno della struttura un secondo igloo di pietre sostenute da morsetti sulla struttura metallica. In questo igloo il colore rosso acceso dei neon, riflesso e replicato dai vetri che lo compongono, richiama quasi ad un fuoco primordiale.

L’igloo di pietra è il cuore terreno di quest’opera, al di fuori di esso la struttura in vetro sembra stringere ineffabili legami con lo spazio circostante e, ancora più esternamente, la circonferenza ‘contenitrice’ di parole rosse inscrive è come una linea invalicabile che protegge la sacralità e la precarietà della struttura.

2000

Numeri di fibonacci, 2002

La mostra presenta anche una serie di numeri di Fibonacci in neon.

A partire dagli anni ’70 Merz dedica particolare attenzione a questa sequenza numerica, all’interno della quale riconosce un sistema capace di rappresentare i processi di crescita del mondo organico e che viene inserita all’interno di diversi igloo come una porzione di numeri o una spirale di crescita proliferante.