Alla scoperta di un luogo che evoca tempi lontani, un ambiente magico e suggestivo in cui perdersi e ritrovarsi.

Si tratta del Labirinto della Fondazione Arnaldo Pomodoro, di ben 170 metri quadrati, collocato negli spazi dell’edificio ex Riva-Calzoni di via Solari 35, ora Show-room Fendi.
Il Labirinto nasce nel 1995, quando, una prima versione, viene allestita per una mostra alla galleria Giò Marconi: La culla di Babilonia.
Nel 1999, Pomodoro è alla ricerca di uno spazio adeguatamente grande ove realizzare “Novecento“: l’imponente scultura, di 22 mt di altezza, destinata alla città di Roma per la celebrazione del nuovo millennio.
E’ nella fabbrica di Via Solari che il Maestro trova soluzione alle proprie necessità, e che l’idea del Labirinto trova collocazione definitiva.
A sei anni di distanza, nel 2011, viene inaugurato e, nello stesso anno, la Fondazione chiude la propria attività in questa sede, motivo per cui quest’opera è rimasta sconosciuta ai più.


Pensato in quasi vent’anni, il Labirinto di Arnaldo Pomodoro è ispirato all’Epopea di Gilgamesh, il primo poema epico della storia dell’umanità inciso su 11 tavolette d’argilla in caratteri sumerici, riportate alla civiltà nel 1800.
Attraversato il portale a scomparsa si viene catapultati in una dimensione dove l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo s’incontrano. 
Un luogo dove archeologia e arte contemporanea si fondono per restituire un vero e proprio mausoleo celebrativo del linguaggio artistico di Pomodoro, tra macine ed ossi di seppia, tra geroglifici e richiami letterari.

Il portale fa riferimento specifico alla figura leggendaria del semidio Gilgamesh, un re assiro babilonese, a cui viene affiancato, per volere divino, un essere mortale.

L’amicizia con questo uomo rende Gilgamesh meno irruento e spietato ma, per una ripicca tra divinità, il rapporto tra i due viene interrotto e al mortale viene inflitta una grave malattia. E’ al termine della vita dell’amico che Gilgamesh incontra e conosce, per la prima volta, la morte.

“Amarezza si impadronì del mio animo,
la paura della morte mi sopraffece ed io ora vago per la steppa”
 
Il labirinto è metafora dell’incognita del viaggio tra la vita e la morte, tematica conduttrice del percorso.

La stanza centrale, realizzata molto dopo l’inizio del portale, subisce un mutamento di fascinazione.

Da un lato il linguaggio espressivo si infittisce, dall’altro il soggetto ispirante si sposta da quello di Gilgamesh alla figura di Cagliostro, alchimista e guaritore italiano della seconda metà del 1700. Il Conte di Cagliostro conosce alla corte di Versailles il potentissimo cardinale di Rohan che lo coinvolge nel misterioso affaire du collier, un complotto che diffama la regina Maria Antonietta e apre la strada alla rivoluzione francese.
Cagliostro sfida poi apertamente la Chiesa fondando a Londra una loggia di Rito egiziano e assumendo il titolo di “Gran Cofto”.
Il Sant’Uffizio non tarda a colpirlo: nel 1790 viene condannato a morte per eresia e attività sediziose. In seguito alla pubblica rinuncia ai principi della dottrina professata, Cagliostro viene graziato da papa Pio VI e la condanna a morte viene commutata nel carcere a vita, da scontare nelle prigioni dell’inaccessibile fortezza di San Leo.
Pomorodo, che fa visita alla cella di Cagliostro, lascia che la suggestione di questa vicenda dia forma questa parte del Labirinto.
Da un punto di vista prettamente espressivo il Labirinto è connotato da un carattere geometrico ed informale, antico e avvenieristico allo stesso tempo.
I segni lasciati dal Maestro nella materia richiamano antichissimi alfabeti cuneiformi, partiture musicali ma anche strumenti industriali o i primi microchip.
Sono leggibili le influenze subite da Pomodoro, in particolare nel linguaggio signico, ispirato all’opera di Klee.
Nella scelta delle forme volge la sua attenzione agli inviolabili solidi di Brancusi e, nel ritmo della propria arte, guarda all’espressione libera del movimento di Boccioni (ricordiamo inoltre che la scultura futurista fu la prima a togliere il basamento dalle proprie opere.)
E’ con questo ed altri percorsi che Milano festeggia i 90 anni di Arnaldo Pomodoro.
Il cuore della celebrazione è una mostra antologica curata da Ada Masoero, in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale che racconta il percorso artistico di A. Pomodoro dal 1955 ad oggi, attraverso una selezione dei suoi lavori più significativi.
In Piazzetta Reale è esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo del Pietrarubbia Group; un’opera ambientale iniziata nel 1975 e completata nel 2015.
Alla Fondazione Arnaldo Pomodoro e alla Triennale di Milano sono presentati 4 progetti visionari, nei quali la dimensione scultorea dialoga con l’architettura e lo spazio circostante: Il monumento di Pietrarubbia, il progetti per il Cimitero di Urbino, la cantina di Bevagna e il simposio Minoa di Marsala.
La passione per il teatro è infine documentata attraverso progetti scenici e modellini realizzati tra il 1982 e il 2009 esposti nella sala del collezionista del Museo Poldi Pezzoli.
Il progetto prevede anche un itinerario guidato nella città che collega le opere presenti nei musei e negli spazi pubblici e privati